Come leggere le etichette del Pet food

Per cercare di poter valutare la qualità di un prodotto dobbiamo saperne leggere le etichette.

La normativa italiana (in recepimento spesso di direttive comunitarie; Legge 15 febbraio 1963 n° 281 e successive modifiche) stabilisce, tra l’altro, che nelle etichette siano espressi la denominazione dell’alimento (completo, complementare o dietetico); la specie o categoria animale alla quale l’alimento è destinato; l’elenco degli ingredienti (in ordine decrescente di quantità); il contenuto di umidità, proteine, grassi, ceneri, fibre; eventuali conservanti, addensanti, coloranti con il nome riconosciuto in ambito Cee (E + numero).

Per «mangimi completi» si intendono le miscele di mangimi che, per la loro composizione, sono sufficienti ad assicurare una razione giornaliera; viceversa, i «mangimi complementari» assicurano la razione giornaliera soltanto se sono associati ad altri alimenti per animali.

Per poter comprendere meglio la formulazione dei prodotti destinati agli animali familiari (come li definisce la normativa italiana), vediamo come vengono prodotti cibi secchi e cibi umidi.

Come si fanno i croccantini

Gli alimenti secchi, sotto forma di crocchette, sono prodotti con cereali (mais, frumento, orzo e riso), farine di carne o di pesce, grassi animali.

Condizione di base affinché gli amidi presenti nei cereali siano ben digeriti è che essi siano sottoposti a un’efficace gelatinizzazione. Il grado di gelatinizzazione varia e dipende dalla quantità d’acqua e calore utilizzata nel processo produttivo. La gelatinizzazione dell’amido si può ottenere mediante diversi sistemi: l’estrusione, la fioccatura e la soffiatura. La più diffusa è sicuramente l’estrusione in quanto offre migliori risultati e produce una più completa gelatinizzazione dell’amido.

Il procedimento inizia con la macinazione delle materie prime in mulini a martelli. Così macinati, gli ingredienti sono dosati nelle proporzioni previste dalla formula e miscelati accuratamente tra di loro. Le miscele ottenute vengono sottoposte a una precottura immettendo acqua e vapore fino a raggiungere un tasso di umidità pari al 25-28% a una temperatura compresa tra 0 e 100 °C. L’impasto precotto è successivamente inserito nell’estrusore, dove avviene la cottura vera e propria.

L’estrusione viene realizzata da una o due viti senza fine che girando a un ritmo molto elevato, sospingono il prodotto attraverso i fori della filiera posta sulla testata dell’estrusore. In questo modo si sviluppano pressioni elevatissime e temperature di 100 -170°C che provocano la rottura del granulo di amido e quindi la sua gelatinizzazione. Ne derivano altri due importanti effetti secondari: l’espansione del prodotto e la perdita di una certa percentuale di umidità (6-8%). Il passaggio forzato attraverso i fori dello stampo e il taglio delle formelle determina la forma della crocchetta.

La fase successiva prevede l’essiccazione in corrente d’aria calda fino a portare il prodotto a un livello di umidità pari all’8-10%.
Per aumentare l’appetibilità degli alimenti sono previste, poi, la grassatura e/o la spruzzatura con semilavorati di origine animale (carni e grassi). (fonte ASSALCO*)

Come si fanno le scatolette (umido)

Gli alimenti umidi si possono dividere in due categorie: bocconi e pâté. La produzione avviene secondo una ricetta e un protocollo accuratamente studiati. Gli ingredienti (carni, pesci, cereali, sali minerali e vitamine) vengono impastati e spinti attraverso trafile che conferiscono al prodotto la forma prevista. Successivamente l’impasto passa in un forno per la cottura previa aggiunta dell’acqua necessaria. I bocconi sono poi inseriti nei contenitori finali e ricoperti di sugo, salsa o gelatina preparati a parte.

Nei pâté, analogamente ai prodotti destinati al consumo umano, gli ingredienti vengono finemente macinati e mescolati fra loro, anche se alcuni componenti si presentano a volte in pezzetti più grossi. Le confezioni chiuse vengono infine sterilizzate in autoclave per un tempo che varia da 30 a 90 minuti e a temperature che oscillano tra i 120-130°C.

A causa delle alte temperature di lavorazione, in quasi tutti i prodotti finali (sia secco che umidi di tipo completo) devono essere riaggiunte le vitamine. Inoltre, a cottura ultimata, il prodotto finito viene sottoposto a raffreddamento e quindi confezionato con l’aggiunta di antiossidanti e conservanti per permettere la conservazione anche a lunghe scadenze. Possono venire aggiunti colori e sapori artificiali per renderlo più attraente o più appetibile (spesso più all’occhio del consumatore che dell’animale). Nessuno di questi additivi ha valore nutritivo per l’animale.

Esaminiamo nel dettaglio le etichette, dando dove possibile l’indicazione delle percentuali min.-max, per materia secca, raccomandate nell’alimentazione di un gatto adulto normopeso (linee guida per i produttori di pet food, e in quanto tali aventi valore non vincolante, vengono redatte dalla AAFCO.

L’ UMIDITA’ è la percentuale di acqua presente. Nel cibo secco è inferiore al 14%; nel cibo umido è in genere superiore al 60% (fonteFEDIAF)

Le PROTEINE sono costituite da amminoacidi indispensabili per la crescita, per una muscolatura forte, per la bellezza bel pelo, ma anche per un perfetto funzionamento delle difese immunitarie. Alcuni amminoacidi hanno funzioni specifiche: per es. l’arginina è indispensabile per il metabolismo proteico e per la trasformazione dell’ammoniaca in urea; la taurina è indispensabile per evitare indebolimento del muscolo cardiaco, degenerazione della retina (fino alla cecità), problemi riproduttivi (per es. nascita di gattini morti). Il gatto non è in grado di sintetizzare la quantità adeguata di taurina per il proprio fabbisogno, quindi ne deve assumere una adeguata quantità con la dieta, trovandosi quasi esclusivamente negli alimenti di origine animale.

Le proteine grezze indicano la quantità totale di proteine presenti nel prodotto finito (sia di origine animale che vegetale). In genere si raccomanda una percentuale minima del 25% (fonte FEDIAF), e una percentuale massima del 45% (fonte AAFCO). Le proteine forniscono 6 kcal/g.

I GRASSI costituiscono un importante apporto energetico. Inoltre, grassi acidi essenziali come gli Omega3 (in particolare l’acido linoleico) e gli Omega6 (in particolare l’acido arachidonico) contribuiscono allo sviluppo ottimale di pelle e pelo e hanno varie funzioni nel metabolismo. Il rapporto ideale Omega6:Omega3 della dieta è compreso tra 5:1 e 10:1.

I grassi greggi sono la quantità di lipidi (sia di origine animale che vegetale) presente complessivamente nell’alimento. Le percentuale minima si aggira intorno al 9% (max. 30%, fonte AAFCO). I grassi forniscono 9 kcal/g.

Le CENERI sono il contenuto totale in sostanze inorganiche (minerali), in quanto la loro determinazione analitica prevede proprio il completo incenerimento della sostanza organica.

Le FIBRE, difficilmente digeribili, e non essenziali dal p.v. nutritivo nella dieta del gatto, sono di fondamentale importanza per una regolare funzionalità dell’intestino. Tuttavia alti livelli di fibra riducono la digeribilità di altri nutrienti, possono peggiorare l’aspetto del pelo e aumentano la massa fecale (dovrebbero essere presenti in una percentuale inferiore al 5%, fonte AAFCO).

Abbiamo visto poi come vengano aggiunti molto spesso anche vitamine e minerali.

Tra le più importanti vitamine

VITAMINA A: I gatti devono procurarsi questa vit. con la dieta, prevalentemente dai tessuti animali (carne e interiora). Una carenza di vit. A (sebbene rara) può provocare tra l’altro disturbi neurologici e ritardo nella crescita ossea; ma è altrettanto pericoloso un eccesso. La AAFCO fissa un min. di 5000iu/kg e un max di 750.000iu/kg.

VITAMINA D : aiuta la struttura scheletrica, la regolazione del fosforo nell’organismo e la fissazione degli altri minerali. Una sua carenza determina rachitismo (min. 500iu/kg – max. 10.000iu/kg fonteAAFCO).

VITAMINA E: è un antiossidante e contribuisce al buon funzionamento quindi delle cellule. Non sono noti effetti di tossicità per un’elevata assunzione, mentre sono noti gli effetti di una sua carenza nella dieta (è all’origine di una malattia chiamata pansteatite). (min. 30iu/kg fonte AAFCO).

VITAMINA K è importante per le normali funzioni del sangue. E’ molto difficile che il gatto abbia carenze di questa vitamina, quanto che ne produca o ne assimili in eccesso. (min. 0,1mg/kg fonte AAFCO).
Tra le altre vitamine, da ricordare l’importanza di tutte quelle del gruppo B, per il buon funzionamento e la crescita di muscoli e nervi, per produrre enrgia, per mantenere in salute pelle e mantello. Non sono stati riscontrati livelli di tossicità da sovradosaggio. La Vitamina C invece è prodotta direttamente dall’organismo di un gatto sano, e non c’è bisogno di aggiungerla nella dieta.

Tra i più importanti minerali

MAGNESIO (Mg): Il magnesio svolge numerose funzioni biologiche, come il corretto assorbimento di alcune vitamine e minerali, ma è responsabile, se assunto in eccesso, della struvite (cristalli di magnesio-ammonio-fosfato). E’ molto rara una carenza. Quantità min. 0,04% (max. 0,1%, fonte AAFCO)

CALCIO (Ca) e FOSFORO (P) : Calcio e fosforo sono componenti fondamentali di scheletro e denti e svolgono numerose altre funzioni biologiche (corretta coagulazione del sangue, sviluppo delle ossa) e il gatto ne ha bisogno in elevate quantità. L’assorbimento di Ca e P dipende dalla presenza di vitamina D e dal rapporto Ca:P nella dieta. E’ auspicabile che questo rapporto sia quanto più prossimo a 1,2 parti di calcio per una di fosforo (ossia 1,2:1). Un loro eccesso può portare a problemi alle vie urinarie (cristalli di ossalato di calcio o cristalli di struvite). Percentuali min.-max di calcio raccomandate: 0,5-1,0% (fonteAAFCO); percentuali min-max di fosforo raccomandate 0,5-0,8% (fonte AAFCO).

SODIO (Na): il sale è aggiunto in molti prodotti per aumentare l’appetibilità. Tuttavia occorre stare attenti alla presenza di troppo sale in quanto un’assunzione eccessiva può portare a ipertensione, stress dei reni, irritazione del colon. Una sua carenza è altrettanto pericolosa e può essere provocata ad esempio da diarrea e/o vomito prolungati. (min. 0,2%-max. 0,6% fonte AAFCO).

Oligoelementi: Ferro (Fe) (min. 80mg/kg fonte AAFCO), Zinco (Zn) (min. 75mg/kg fonte AAFCO), Rame (Cu) (min. 5mg/kg fonte AAFCO), Iodio (I) (min. 1,4mg/kg-max. 4 mg/kg): sono essenziali per il rinnovamento delle cellule del sangue, il funzionamento del fegato, il funzionamento del sistema nervoso, il funzionamento di tutti gli organi la bellezza del mantello, ma è molto raro che i gatti presentino una qualche carenza.

Additivi

ANTIOSSIDANTI : evitano il processo di ossidazione nell’alimento. Naturali: vitamina E, vitamina C, acido citrico, olio di rosmarino. Non hanno effetti tossici o nocivi sull’animale. L’unica precauzione è che, rispetto ai conservanti sintetici, non garantiscono lunghe scadenze e quindi occorre particolare attenzione con le confezioni aperte affinché il prodotto non si deteriori. Sintetici (da E300 a E322): I più controversi ma largamente usati (anche nell’alimentazione umana) sono BHT (E321) e BHA (E320), che mantengono fra l’altro la freschezza degli aromi. La FDA**** ha fissato tuttavia delle percentuali massime in cui possono essere presenti negli alimenti in quanto sono sospettati di avere (in dosi elevate) effetti cancerogeni. Diffidare anche di di E307, E308 e E309 (altri tocoferoli sintetici).

COLORANTI (da E100 ad E199): Servono più all’occhio del compratore che all’animale. Recenti studi americani indicano che il giallo tramonto, la tartrazina (E102), il rosso carminio e il blu brillante causano, in dosi massicce, aumento di lipidi totali, colesterolo, trigliceridi e diminuzione nel sangue di emoglobina e globuli rossi.

CONSERVANTI (da E200 ad E299) : il loro fine è quello di rallentare il deterioramento del cibo causato da batteri, lieviti e muffe. Attenzione a: E210-213, corrisponde all’acido benzoico, il suo uso ha gravi effetti sull’ambiente e sulla salute. E220 (Anidride solforosa) e altri solfiti (E221-228): è responsabile della distruzione di vitamine non solo nel cibo ma anche nell’organismo che l’assume. Se ne trova in abbondanza anche nelle gelatine alimentari.

ADDENSANTI, emulsionanti e stabilizzanti (da E400 a E495): gli addensanti sono sostanze in grado di aumentare la viscosità di un prodotto alimentare e ne esistono di naturali (come le carragenine, la gomma di guar, l’agar agar) e artificiali, come i polifosfati (E450 a, b, c oppure E450, E451), che possono ostacolare la corretta assimilazione dei minerali, soprattutto del calcio e del ferro, dagli alimenti e possono causare disturbi muscolari. Gli emulsionanti sono sostanze che rendono possibile la formazione o il mantenimento di una miscela omogenea. Gli stabilizzanti servono a mantenere stabile la consistenza del prodotto, trattenendo l’acqua ma evitando che questa favorisca lo sviluppo di microrganismi.

ESALTATORI DI SAPIDITA’: (da E600 a E699). Attenti al glutammato monosodico, impiegato anche nei dadi da brodo per esaltare il sapore di carne. Il glutammato (E620, E 21) è sospettato di provocare mal di testa, diarrea, stato confusionale, asma, allergie ed interferenze con le funzioni cerebrali. Non è facile accertarsi dell’assenza di glutammato nei cibi secchi e scatolame, perché può rientrare nella dicitura generica “consentiti CEE”.

AROMATIZZANTI: donano agli alimenti specifici odori e sapori. La legge italiana prevede la loro indicazione in etichetta in modo generico come “aromi”.

Altri ingredienti che possiamo trovare in etichetta sono:

Polpa di barbabietola: Fibra insolubile (e quindi poco assimilabile dall’organismo) con potere rinfrescante, utile all’intestino, in quanto favorisce un volume ridotto e compatto delle feci.

DL-metionina: E’ la forma sintetica dell’amminoacido naturale essenziale l-metionina ed è riservata esclusivamente alla fabbricazione di alimenti per animali. Ha proprietà acidificanti sull’urina e per questo viene spesso aggiunta nei crocchi.

Attenzione alla terminologia:

“Farina di carne di pollo” non è la stessa cosa che “farina di pollo” o “pollo e derivati”. La prima indica sicuramente una qualità della materia prima più alta delle altre (altrettanto indice di qualità è l’indicazione “carne disidrata di….”), sebbene non sia sempre indicata la “provenienza” di tali carni o farine (a meno di certificazioni).

La farina è definita dalla legislazione (Legge 15 febbraio 1963 n° 281 e successive modifiche) come “Prodotto ottenuto dal riscaldamento, dall’essiccamento e dalla macinazione della totalità o di parti di carcasse di animali terrestri a sangue caldo, il grasso può essere stato in parte estratto o separato per via fisica. Deve risultare praticamente esente da zoccoli, corna, setole, pelo e piume, nonché dal contenuto dell’apparato digerente.”.

Queste materie prime possono già contenere all’origine additivi.

I derivati sono invece “Tutte le parti carnose di animali terrestri a sangue caldo, macellati, fresche o conservate mediante un opportuno trattamento e tutti i prodotti e i sottoprodotti provenienti dalla trasformazione del corpo o di parti del corpo di animali terrestri a sangue caldo”, ovvero scarti di lavorazione di origine animale non meglio identificati.

I sottoprodotti di origine vegetale sono spesso dei riempitivi con scarso valore nutritivo. Più la qualità del prodotto è alta e meno sono presenti questi elementi in etichetta.

Attenzione anche alla sequenza degli ingredienti: al primo posto dovrebbero trovarsi farine o carni (quindi le proteine), poi di seguito cereali e altri ingredienti. Spesso però la somma dei cereali presenti è superiore a quella delle proteine di origine animale. Troppo carboidrati sono inutili al gatto e anzi ne favoriscono l’obesità; diffidare quindi di soia (spesso transgenica), e privilegiare il riso, tra i cereali meno allergizzanti.

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